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Autore: Giovanni Tisti

Giovanni Tisti è laureato in Psicologia e consulente esperto in Salute e Sicurezza sul Lavoro. Certificato DPO/RPD e Privacy Consultant accreditato ACCREDIA, è socio Federprivacy e vanta oltre 10.000 ore di formazione erogata.

Bonus cultura? Il mercato nero di chi non legge sul web.

Sul Web c’è chi se lo rivende a metà prezzo con pratiche di dubbia legalità.

come forse ricorderete, a metà settembre il Governo aveva destinato a tutti i neo 18enni dotati di SPID un bonus da 500 euro da investire in libri, musei, concerti e spettacoli teatrali. Un’iniziativa meritoria, ma che evidentemente non è stata universalmente gradita. A quanto pare infatti alcuni avrebbero trovato un modo per lucrare parte del credito, proponendo in alcuni gruppi su Facebook la vendita a metà prezzo del proprio voucher. In pratica chi fosse interessato (senza averne diritto) potrebbe acquistare 500 euro di libri spendendo la metà, e dall’altra parte chi aveva diritto al bonus ma non ha interessi culturali recupererebbe 250 euro. L’allarme è partito da una ragazza barese, Antonella Paparella, 32enne laureata in lettere e appassionata di letteratura, che da qualche tempo ha rilevato il diffondersi del fenomeno in molti gruppi Facebook dedicati al commercio o allo scambio di testi usati. In molti sono insorti, sullo stesso social network, stigmatizzando un comportamento di dubbia legalità. Tuttavia in pochi si sono interrogati su questa lontananza dei nostri giovani dalla cultura, vissuta sempre più come qualcosa di noioso, lontano dalla vita quotidiana e soprattutto inutile ai fini pratici. Fare la morale riflettendo sui massimi sistemi e puntando il dito contro la società dell’apparire piuttosto che dell’essere sarebbe facile e anche un po’ retorico. La misura è utile, ma forse prima di dare soldi a fondo perduto, toccherebbe educare i ragazzi alla lettura e al senso civico“, ha affermato ancora Antonella Paparella, centrando il punto della questione. Bisognerebbe infatti chiedersi cosa non funzioni nel nostro sistema scolastico e formativo. Se ad alcuni dei nostri giovani la cultura non interessa è forse perché nessuno si è preso la briga di trasmettergli la consapevolezza che la conoscenza non è mai fine a sé stessa. Essa è invece la base per sviluppare un sapere critico e un approccio creativo alla vita e al lavoro, qualità sempre più richieste, anche nelle professioni più scientifiche o legate al mondo dell’hi-tech. (Fonte La Repubblica)

 

Forse, e diciamo forse, si deve aggiungere anche altro. I tecnici del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, erano al lavoro per garantire un passaggio veloce dalla versione beta a quella operativa. Ma in attesa dei primi test preferirono non sbilanciarsi sui tempi tecnici ancora necessari. Per completare l’operazione fu necessario che anche il Dpcm con i dettagli di attuazione arrivava in Gazzetta Ufficiale. Il testo aveva ricevuto il via libera del Consiglio di Stato ed era al vaglio della Corte dei conti, ultimo passaggio prima della pubblicazione. L’attesa quindi si allungò ancora per un po’ di tempo. Intanto per molti le fatidiche 18 candeline erano già passate. Va bene l’iniziativa, ma perché tutta questa maledetta burocrazia?

PA digitale in difficoltà nei piccoli Comuni

ISTAT conferma un incremento dei servizi digitali nella PA, ma i comuni più piccoli sono in ritardo.

La Pubblica Amministrazione digitale italiana è davvero a due velocità: la discriminante è la dimensione del Comune di appartenenza. L’ultima indagine ISTAT che riguarda il monitoraggio 2015 delle Pubbliche Amministrazioni locali (PAL) conferma che gli uffici ICT sono presenti in tutte le Regioni e Province Autonome e l’85,5% dei Comuni sopra i 60mila abitanti, contro il 5,5% dei Comuni fino a 5mila abitanti.

La gestione è affidate 7 volte su 10 al personale interno ma in collaborazione con fornitori privati (94,1%).

“L’adozione di tecnologie più sofisticate (tablet, smartphone, netbook, strumentazioni GIS e CAD) è positivamente correlata con l’ampiezza demografica dell’area territoriale di riferimento dell’ente: 82 Comuni su 100 tra quelli più grandi e appena 16 su 100 tra quelli fino a 5mila abitanti (70,0% e 8,0% nel 2012)”, sottolinea ISAT.

Ancora negativa la condizione della qualità della connettività Internet che vede l’86,7% delle Amministrazioni connesse a velocità di almeno 2 Mbps (76% nel 2012) e solo il 17,4% già dotata di fibra ottica (11% del 2012).

Sul fronte della riduzione dei costi della PA, rispetto al 2012, c’è stato un miglioramento grazie all’uso dell’e-procurement (da 30,3% a 79,5%), e-learning (da 12,3% a 34,5%) e cloud computing (da 10,5% a 25,7%).

L’informatizzazione in 7 enti su 10 gestisce contabilità, pagamenti, tributi e protocollo. Nei Comuni invece c’è ancora grande carenza di servizi digitali per le relazioni con il pubblico (soprattutto SMS e call center), la gestione dei concorsi e delle gare di appalto.

“Aumentano i servizi offerti dalle amministrazioni locali tramite il web. In particolare passa da 19,1% a 33,8% la percentuale di enti che offrono la possibilità di avviare e concludere online l’intero iter del servizio richiesto. I Comuni di maggiore dimensione sono più virtuosi (63,1%) delle Regioni e Province Autonome (59,1%)”, prosegue la nota.

I servizi più offerti via web al livello massimo di disponibilità online sono quelli connessi allo Sportello Unico per le Attività Produttive (24,0%) e la Dichiarazione di inizio attività produttiva (14,1%).

App e social media sono impiegati rispettivamente dal 41,2% e dal 75,7% dei Comuni sopra i 60mila abitanti. Per Regioni e Province Autonome si parla del 68,2% e il 77,3%.

I maggiori ostacoli all’uso dell’ICT per gli enti locali? Sicuramente la la carenza di risorse finanziarie e di staff qualificato in materie ICT (rispettivamente 67,5% e 60,7%).

(Fonte ISTAT)

Secondo Digitech Center occorrono norme efficaci, profili, modelli di lavoro, Ict e nuova etica pubblica per rilanciare il Paese.

Il “digitale” è l’ecosistema in cui è sommersa la nostra vita, nei nostri paesi ad economia avanzata non è infatti uno strumento né tantomeno un settore della nostra vita economica, sociale, relazionale, culturale ma è ormai abitudine quotidiana. Preso atto dei nuovi paradigmi della industria 4.0, possiamo tranquillamente affermare che l’agenda digitale è semplicemente l’agenda dello sviluppo del Paese, perché qualsiasi politica di sviluppo economico non potrà che appoggiarsi sulla trasformazione digitale dei prodotti, dei processi, delle relazioni, dei ruoli.

Difettano le competenze digitali

Nel nostro Paese mancano le figure professionali con le competenze digitali che servono alle aziende. È quello che ha dimostrato lo studio condotto dalle principali associazioni ICT (AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia) e promosso dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) grazie alle attività dell’Osservatorio Digitale. La domanda delle aziende non è soddisfatta dall’offerta di figure professionali adeguate a causa della mancanza di una strategia che coinvolga in modo più sinergico formazione e imprese.

Da una parte i risultati dello studio dell’Osservatorio delle Competenze Digitali indicano che aziende e Pubblica Amministrazione sono altamente consapevoli (80-90% dei rispondenti) dell’impatto della “digital transformation” e della necessità di adeguare le competenze digitali ai nuovi trend del settore (mobile, digitalizzazione di flussi e processi, business analytics, IoT, cloud computing, evoluzioni Web, pagamenti elettronici). Dall’altra il livello di copertura delle competenze (definite sulla base del sistema europeo e-Competence Framework), misurato come simultanea presenza di tutte le componenti necessarie, varia dal 73% delle aziende ICT al 67% delle società in house delle Regioni e Province Autonome al 48% delle aziende utenti, per poi scendere al 41% nella PA Centrale e al 37% nella PA Locale.

I profili più ricercati nelle aziende ICT, invece, sono il Security Specialist, l’Enterprise Architect, il Business Analyst. Nelle aziende utenti e nella PA sono il CIO, il Security Manager, il Database Administrator e il Digital Media Specialist, l’Enterprise Architect, il Business Information Manager, l’ICT Consultant e il Business Analyst.

Sempre dallo studio condotto emerge che i canali più utilizzati per il reclutamento sono per le aziende ICT il network personale-professionale (70% circa delle aziende interpellate), mentre per le aziende utenti sono le società di ricerca e selezione (più del 50% delle aziende utenti) e nella PA si ricorre soprattutto al concorso pubblico (100% della PA Centrale e oltre l’80% della PA Locale).

A livello di formazione le lauree più accreditate per avere le competenze digitali richieste dal mercato sono Informatica/Scienza dell’Informazione, insieme ad altri indirizzi di Ingegneria. L’apprezzamento si attesta intorno all’80% degli intervistati. Per l’80% delle aziende informatiche risulta inoltre fondamentale un sistema di certificazione delle competenze tecniche.

Un aspetto che invece riguarda l’andamento del mercato è quello delle retribuzioni del settore ICT che risultano più basse rispetto alla media generale. Sono in particolare i livelli decisionali a subire maggiormente questo calo (dirigenti -1,2%, quadri -2,9%), mentre se la cavano meglio gli impiegati (+3,6%). Nel 2014 c’è stato qualche segnale di miglioramento: la retribuzione media nel 64% dei casi è stata superiore all’1%; nel 24% un calo tra l’1% e il 5%; nel 12% dei casi nessuna variazione sensibile.

Infine, per quanto riguarda il rapporto formazione e mondo del lavoro, lo studio rivela che il 60% delle aziende (ICT e utenti) e degli Enti ha rapporti continuativi con il mondo accademico, al fine di accedere alle risorse già formate per attività di stage, nonché di supporto a tesi di laurea sperimentali. Non sembra, invece, sufficiente la percentuale di realtà che partecipa ai comitati di indirizzo dei corsi di studio. Per esempio i rapporti con gli Istituti Tecnici/Istituti di Istruzione Secondaria sono scarsi: solo il 27,3% delle aziende ICT e il 22% di aziende utenti ed Enti Pubblici li dichiarano. Fonte di Paola Saccardi

Digitech Center ha già dato ampie dimostrazioni in tal senso. Il Presidente Claudio Tripepi del Centro di Formazione sostiene che: “senza un organizzazione ed un piano risolutivo tra le aziende con il sistema informativo, per favorire le competenze necessarie, non si favorirà la crescita economica e culturale della nostra cara Italia”.

Antitrust: WhatsApp Facebook e la privacy

Anche l’Antitrust si inserisce sulla cessione dei dati personali. Aperte due istruttorie dopo quelle del Garante della Privacy

In Italia WhatsApp potrebbe aver violato il Codice del Consumo, imponendo di fatto agli utenti di condividere i propri dati personali con Facebook, che è proprietaria della popolarissima app di messaggistica. Per questo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato due procedimenti istruttori.

In un comunicato dell’Antitrust si legge che “un primo procedimento è diretto ad accertare se la società americana abbia di fatto costretto gli utenti di WhatsApp Messenger ad accettare integralmente i nuovi Termini contrattuali, in particolare la condivisione dei propri dati personali con Facebook, facendo loro credere, con un messaggio visibile all’apertura dell’applicazione, che sarebbe stato, altrimenti, impossibile proseguire nell’uso dell’applicazione medesima. L’effetto di condizionamento sarebbe stato, peraltro, rafforzato dalla prespuntatura apposta sull’opzione Facebook in una schermata di secondo livello alla quale l’utente accedeva, dal messaggio principale, tramite apposito link”.

L’altro procedimento istruttorio è diretto ad accertare se siano vessatorie “alcune clausole inserite nei Termini di utilizzo di WhatsApp Messenger riguardanti, in particolare, la facoltà di modifiche unilaterali del contratto da parte della società, il diritto di recesso stabilito unicamente per il Professionista, le esclusioni e le limitazioni di responsabilità a suo favore, le interruzioni ingiustificate del servizio, la scelta del Foro competente sulle controversie che, ad oggi, è stabilito esclusivamente presso Tribunali statunitensi”.

Va ricordato che a settembre si era mosso anche il Garante per la Privacy, per gli stessi motivi, invitando WhatsApp e Facebook a fornire tutti gli elementi utili alla valutazione del caso. Intanto se saranno accertati gli illeciti ipotizzati dall’Antitrust, il Codacons avvierà una class action contro WhatsApp, tesa a far ottenere agli utenti italiani il risarcimento per la lesione dei diritti dei consumatori.

“Se l’Autorità accerterà la violazione delle normative vigenti in fatto di gestione dei dati personali e la vessatorietà di alcune clausole inserite nei Termini di utilizzo di WhatsApp Messenger, sarebbe evidente la lesione dei diritti dei consumatori che utilizzano il servizio – spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – ciò aprirebbe la strada ad una possibile class action del Codacons, tesa a far ottenere agli utenti che hanno installato WhatsApp il risarcimento del danno subito, nelle opportune sedi legali”. (Fonte AGCM)

Sicuramente negli ultimi vent’anni internet ha modificato le nostre vite e l’ha fatto a caro prezzo (fini illegali). A tal proposito noi di Digitech Center allarghiamo il dibattito anche per le frodi informatiche e i tantissimi crimini commessi. Siamo convinti che solo un costruita soglia di misure di protezione potrà sconfiggere tutto questo. La formazione e l’informazione dovranno essere sempre in prima linea, almeno per una scelta di consapevolezza.

Acqua, internet ed energia tutto in uno: Watly

Watly, il macchinario che sfrutta il sole per depurare l’acqua e fornire energia e connessione Internet, esordirà alla Maker Faire di Roma, con un allestimento articolare che consentirà di provarne in anteprima il funzionamento grazie alla realtà virtuale.

Watly, il primo prototipo di dispositivo al mondo in grado di sfruttare l’energia solare per fornire acqua potabile, farà il suo debutto mondiale a Maker Faire Rome – The European Edition 4.0, in programma dal 14 al 16 ottobre prossimo, in uno spazio di oltre 300 mq al Padiglione 5.
Il prototipo è stato assemblato da un network di artigiani tecnologici provenienti da tutta Italia, che hanno lavorato da remoto, coordinati dall’ideatore Marco Attisani. Laurea in economia e commercio, 43 anni, Attisani è un sognatore che crede “in un mondo di abbondanza per tutti” e spera che il suo prototipo possa trovare un’applicazione industriale e trasformare in meglio la vita di milioni di persone.
Watly infatti, come vi abbiamo illustrato quando era ancora un progetto su IndieGoGo, è in grado di purificare l’acqua da ogni forma di contaminazione (chimica, fisica, batteriologica) fornendo, al tempo stesso, energia e connessione Internet, il tutto sfruttando l’energia solare.
La depurazione dell’acqua avviene senza bisogno di utilizzare filtri o membrane particolari, ma sfruttando semplicemente il principio fisico della distillazione a termocompressione. In pratica Watly sfrutta il calore solare raccolto da tubi sottovuoto per vaporizzare l’acqua contaminata da batteri, parassiti o funghi ma anche da sostanze come arsenico, piombo, cloro etc. rendendola perfettamente potabile. I pannelli fotovoltaici collocati nella parte centrale invece sfruttano sempre la luce solare per alimentare l’elettronica interna del dispositivo e al tempo stesso ricaricare eventuali dispositivi esterni. (Fonte Watly)

Cos’altro aggiungere quando si scoprono queste grandi novità? L’innovazione ha preso spazi immensi dove poter costruire il nostro futuro e saremo solo noi a deciderlo. Al padiglione 5 della Maker Faire di Roma noi di Digitech passeremo per scoprire le ultime novità in tema soprattutto di realtà virtuale. Vi terremo ovviamente informati a riguardo.

Quali professioni nel mondo Open Source?

Le tendenze nei vari Paesi del mondo e in Europa sembrerebbero più o meno le stesse ma le professionalità in questo ambito sono più richieste in Europa che nel resto del mondo secondo quanto emerso dal Rapporto sui Lavori Open Source 2016 pubblicato da Dice e Linux Foundation.
La ricerca, giunta alla quinta edizione, si era finora focalizzata esclusivamente sul mercato del lavoro per i professionisti Linux, ma lo stadio dello studio di quest’anno si rivolge alla più ampia categoria dei professionisti open source.
Quello che emerge dal rapporto dice che gli europei sono più fiduciosi rispetto ai loro omologhi nel mondo nel mercato del lavoro open source. Di oltre mille intervistati europei, il 60% crede che sia abbastanza o molto facile trovare una nuova occupazione quest’anno, contrapposto a soltanto il 50% a livello globale che afferma che sia facile. Infatti, il 50% degli europei ha segnalato di aver ricevuto più di 10 chiamate da reclutatori nei sei mesi precedenti all’indagine, mentre solo il 22% degli intervistati di tutto il mondo ha segnalato questo livello di ingaggio.
Le specializzazioni di sviluppo delle applicazioni sono molto richieste in Europa: il 23% dei professionisti open source europei ha segnalato lo sviluppo delle applicazioni come la specializzazione open source più richiesta – superiore a ogni altra specializzazione. A livello globale, solo l’11% ha identificato lo sviluppo delle applicazioni come la specializzazione più richiesta, seconda dietro alle DevOps al 13%. Le DevOps erano seconde tra gli europei, al 12%.
Secondo il rapporto i datori di lavoro in Europa stanno offrendo maggiori incentivi per mantenere il proprio personale: il 40% dei professionisti open source europei segnala che lo scorso anno ha ricevuto un aumento, il 27% segnala un miglioramento del rapporto vita-lavoro e il 24% segnala programmi più flessibili. Ciò si pone a confronto a livello globale con il 31% che segnala aumenti salariali e con il 20% che segnala sia un miglior rapporto vita-lavoro sia programmi di lavoro più flessibili. Complessivamente, solo il 26% degli europei dichiara che il proprio datore di lavoro non ha più offerto incentivi quest’anno, confrontato con il 33% a livello globale.
Ai professionisti open source, inoltre, piace lavorare su progetti interessanti più di ogni altra cosa (sono il 34% degli europei a fronte del 31% a livello globale). Tra le altre motivazioni il poter avere a che fare con tecnologia innovativa (18%) e poter collaborare con una comunità mondiale (17%). Il 5% degli intervistati europei definisce che il denaro e gli aumenti sono la parte migliore del loro lavoro, più del doppio rispetto al due per cento a livello mondiale che ha scelto questa risposta.

“I professionisti europei di tecnologia, le organizzazioni governative e le società quotate hanno accettato da tempo l’open source,” ha affermato Jim Zemlin, direttore esecutivo alla The Linux Foundation. “I livelli impressionanti di adozione dell’open source e del relativo rispetto chiaramente si sono tradotti in una maggiore richiesta di professionisti open source qualificati, fornendo grandi opportunità per gli sviluppatori, gli esperti di DevOps e altri.”
Fonte: TECHECONOMY
In Europa le statistiche parlano chiaro ed i numeri dicono che è complicato trovare talenti open source. A questo punto i manager hanno incrementato gli incentivi per fermare gli attuali professionisti.

Se in ambito FOSS (Free Open Source Software) il 40% degli intervistati dichiara di aver ottenuto degli aumenti di stipendio contro quasi il 30% che dichiara un miglioramento di vita, è decisamente un ruolo in forte crescita non trovate? Noi di Digitech crediamo di si!

MANTOVA CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2016

La nomina si deve all’ambizioso progetto che non si limita a valorizzarne il patrimonio storico, ma punta all’elaborazione di nuove politiche culturali che sposino tradizione e innovazione per una nuova Rinascenza.

«Dal 27 ottobre scorso, giorno della nomina a capitale italiana della cultura, Mantova ha raccolto una sfida, di rigenerazione culturale ed economica, che richiede tre ingredienti fondamentali: capacità di fare squadra, innovazione e coraggio – dichiara il sindaco Mattia Palazzi. – Questo riconoscimento ha dato fiducia ed entusiasmo ai mantovani e ci consente di tessere relazioni importanti in Italia e in Europa. Abbiamo lavorato con passione, per costruire un progetto di respiro internazionale fondato su un approccio di sistema che conta sull’aiuto delle nuove tecnologie e sulla attivazione della comunità».

Patria di Virgilio, corte dei Gonzaga che attirò geni della pittura e dell’architettura – Leon Battista Alberti, Andrea Mantegna, Giulio Romano – della letteratura e della musica – Torquato Tasso e Claudio Monteverdi – insieme a Sabbioneta patrimonio mondiale dell’umanità per l’Unesco: questa è la Mantova più conosciuta, che incanta e stupisce turisti da tutto il mondo.
Ma la città è molto di più: l’odierna identità multiforme è frutto di una stratificazione culturale avvenuta nei secoli, che il progetto di Mantova 2016 permetterà di conoscere appieno. Per capire la sua evoluzione, occorre riscoprire anche i secoli meno noti della storia della città e riappropriarsi di memorie, luoghi, espressioni artistiche, in un percorso di rigenerazione dell’identità comunitaria.

L’unicità di Mantova non è solo nelle opere dell’uomo, ma anche nelle bellezze del suo territorio e nella varietà della sua cucina: centro nato sull’acqua, circondato da una vera e propria oasi verde, è meta di un turismo naturalistico, enogastronomico e sportivo per tutte le età.
Per queste sue caratteristiche storiche e naturali, unite alle dimensioni raccolte, Mantova è già una città a misura d’uomo; come Capitale Italiana della Cultura sarà un laboratorio, un polo aperto e sostenibile di innovazione e coinvolgimento di cittadini e visitatori. Questi ultimi potranno essere davvero protagonisti della vita della città grazie all’app Mantova, una delle componenti della piattaforma tecnologica ideata per l’anno del titolo, che permette di sperimentare un’interazione inedita tra mondo fisico e mondo digitale. Creata appositamente sia per chi vive la città che per il turista che ne vuole scoprire i luoghi d’interesse e gli eventi, fornisce informazioni utili e permette di verificare disponibilità e orari dei siti prescelti. Grazie inoltre all’intelligenza artificiale che governa la piattaforma tecnologica, a ciascuno saranno proposti itinerari personalizzati per vivere al meglio la propria visita in città.
Gli investimenti a 360 gradi in campo hi-tech hanno fatto avanzare Mantova fino alla quarta posizione nello Smart City Index 2016, classifica delle città italiane più tecnologiche realizzata da Ernst & Young.

Il 2016 è l’anno in cui Mantova si apre al futuro, diventando un luogo di incontro nazionale e internazionale per l’elaborazione di nuovi paradigmi culturali.
Senza dimenticare l’eredità del passato, la città si rinnova proponendosi come centro di idee per accogliere la creatività contemporanea. Nell’ottica di una cultura intesa come motore di civiltà e benessere, ma anche di progresso economico, la governance di Mantova si evolve verso un modello di rete per favorire integrazioni tra sviluppo culturale e filiere economiche.
Una cabina di regia con importanti nomi della cultura ha messo a punto un ampio programma di un migliaio di eventi, che fino a dicembre trasformeranno Mantova in una “città-palcoscenico”, anche grazie all’apporto dei quasi 70 comuni della provincia e delle varie realtà e forze del territorio, che stanno già proponendo progetti per arricchire il palinsesto.
Il cuore pulsante sarà il centro storico, con i suoi palazzi, i suoi portici, le sue chiese e le sue piazze: un museo diffuso e interattivo in cui l’espressione artistica dialogherà con il patrimonio architettonico. Sei percorsi tematici permetteranno di scoprire il fascino di Mantova nelle diverse età: dalla Mantova del Settecento alla Mantova della creatività contemporanea, dalla Mantova ebraica alla Mantova antica di Virgilio, dalla Mantova del Risorgimento a quella del Rinascimento.
Il pubblico parteciperà in modo dinamico alla produzione culturale e, quindi, alla rigenerazione dell’identità di Mantova grazie a workshop, laboratori, mostre, concerti ed eventi che romperanno il confine tra artista e spettatore. Fonte: Mantova2016

Cultura, condivisione, formazione e crescita – Digitech Center nasce con questi valori. Cultura per i giovani studenti (progetti culturali), attività di formazione con le scuole. Full immersion nel “sapere”, street-art, cinema e concerti. Anche qui il made in Italy fa valere il suo enorme peso grazie a questo fantastico territorio. Lasciamoci trasportare dalla cultura per crescere insieme. Mantova2016.

Pace fatta in casa Arduino – made in Italy

È finita la contesa tra Massimo Banzi e Federico Musto. Dal 2017 la scheda più amata dai maker tornerà ad essere unica.

Fine della contesa tra gli inventori di Arduino. Massimo Banzi e Federico Musto hanno fumato insieme il calumet della pace alla Maker Faire di New York e annunciato che Arduino LLC (Arduino.cc) e Arduino S.r.l. (Arduino.org) hanno firmato un accordo che pone fine alle loro divergenze. Una notizia che rallegrerà senz’altro sviluppatori e utenti dell’ecosistema open source.

I dettagli tecnico-legali dell’accordo saranno completamente definiti entro la fine del 2016. Da quel momento, una neonata “Arduino Holding” diventerà l’unico referente per la distribuzione di tutti i prodotti presenti e futuri. In aggiunta, Arduino costituirà una fondazione no-profit – “Arduino Foundation” – dedicata all’evoluzione dell’ambiente di sviluppo IDE, continuando a rafforzare il movimento open source e offrendo supporto alle scuole, alla community e agli sviluppatori.

Massimo Banzi, cofondatore di Arduino LLC, ha commentato: “Oggi è uno dei giorni più significativi nella storia di Arduino. L’accordo ci permette di iniziare un nuovo corso basato su un dialogo costruttivo e con nuove energie per l’innovazione nei campi dell’Istruzione, dell’IoT e nel mondo dei maker. La Arduino Foundation ci permetterà di valorizzare l’essenza della comunità di Arduino all’interno dell’ecosistema open source e rendere il nostro impegno verso l’open source ancora più forte. Questo è veramente un nuovo inizio per Arduino!”

“Siamo entusiasti di aver risolto le questioni degli ultimi due anni, e il team sta lavorando insieme per continuare a offrire i migliori hardware e software open source,” ha detto Federico Musto, CEO e presidente di Arduino Srl. “Sappiamo quanto i nostri partner e i nostri sviluppatori siano legati ad Arduino: la crescita di Arduino e la lealtà verso il progetto sono sorprendenti. Per supportare lo sviluppo del mondo IoT e dell’innovazione, Arduino continuerà a proporre miglioramenti tecnologici come NFC, BLE, controllo vocale.” Maggiori dettagli sull’accordo saranno comunicati entro la fine dell’anno. (Fonte Arduino LLC e Arduino Srl)

Finalmente! Arduino la scheda made in Italy conosciuta in tutto il mondo torna ad essere unica. Meglio tardi che mai. Una piattaforma elettronica open source basata su hardware e software estremamente facili da usare”. Le schede elettroniche sono versatili e soprattutto economiche. Noi di Digitech Center realizziamo il corso base e avanzato di automazione su piattaforma Arduino. Conseguirete le competenze per raccogliere i dati ed elaborarli con programmi appositamente creati, attivando così servo-meccanismi e attuatori. Arduino? I sogni diventano realtà!