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Giovanni Tisti Formatore Digitech Center Monza

PA digitale in difficoltà nei piccoli Comuni

// Giovanni Tisti

ISTAT conferma un incremento dei servizi digitali nella PA, ma i comuni più piccoli sono in ritardo.

La Pubblica Amministrazione digitale italiana è davvero a due velocità: la discriminante è la dimensione del Comune di appartenenza. L’ultima indagine ISTAT che riguarda il monitoraggio 2015 delle Pubbliche Amministrazioni locali (PAL) conferma che gli uffici ICT sono presenti in tutte le Regioni e Province Autonome e l’85,5% dei Comuni sopra i 60mila abitanti, contro il 5,5% dei Comuni fino a 5mila abitanti.

La gestione è affidate 7 volte su 10 al personale interno ma in collaborazione con fornitori privati (94,1%).

“L’adozione di tecnologie più sofisticate (tablet, smartphone, netbook, strumentazioni GIS e CAD) è positivamente correlata con l’ampiezza demografica dell’area territoriale di riferimento dell’ente: 82 Comuni su 100 tra quelli più grandi e appena 16 su 100 tra quelli fino a 5mila abitanti (70,0% e 8,0% nel 2012)”, sottolinea ISAT.

Ancora negativa la condizione della qualità della connettività Internet che vede l’86,7% delle Amministrazioni connesse a velocità di almeno 2 Mbps (76% nel 2012) e solo il 17,4% già dotata di fibra ottica (11% del 2012).

Sul fronte della riduzione dei costi della PA, rispetto al 2012, c’è stato un miglioramento grazie all’uso dell’e-procurement (da 30,3% a 79,5%), e-learning (da 12,3% a 34,5%) e cloud computing (da 10,5% a 25,7%).

L’informatizzazione in 7 enti su 10 gestisce contabilità, pagamenti, tributi e protocollo. Nei Comuni invece c’è ancora grande carenza di servizi digitali per le relazioni con il pubblico (soprattutto SMS e call center), la gestione dei concorsi e delle gare di appalto.

“Aumentano i servizi offerti dalle amministrazioni locali tramite il web. In particolare passa da 19,1% a 33,8% la percentuale di enti che offrono la possibilità di avviare e concludere online l’intero iter del servizio richiesto. I Comuni di maggiore dimensione sono più virtuosi (63,1%) delle Regioni e Province Autonome (59,1%)”, prosegue la nota.

I servizi più offerti via web al livello massimo di disponibilità online sono quelli connessi allo Sportello Unico per le Attività Produttive (24,0%) e la Dichiarazione di inizio attività produttiva (14,1%).

App e social media sono impiegati rispettivamente dal 41,2% e dal 75,7% dei Comuni sopra i 60mila abitanti. Per Regioni e Province Autonome si parla del 68,2% e il 77,3%.

I maggiori ostacoli all’uso dell’ICT per gli enti locali? Sicuramente la la carenza di risorse finanziarie e di staff qualificato in materie ICT (rispettivamente 67,5% e 60,7%).

(Fonte ISTAT)

Secondo Digitech Center occorrono norme efficaci, profili, modelli di lavoro, Ict e nuova etica pubblica per rilanciare il Paese.

Il “digitale” è l’ecosistema in cui è sommersa la nostra vita, nei nostri paesi ad economia avanzata non è infatti uno strumento né tantomeno un settore della nostra vita economica, sociale, relazionale, culturale ma è ormai abitudine quotidiana. Preso atto dei nuovi paradigmi della industria 4.0, possiamo tranquillamente affermare che l’agenda digitale è semplicemente l’agenda dello sviluppo del Paese, perché qualsiasi politica di sviluppo economico non potrà che appoggiarsi sulla trasformazione digitale dei prodotti, dei processi, delle relazioni, dei ruoli.


Giovanni Tisti
Giovanni Tisti è laureato in Psicologia e consulente esperto in Salute e Sicurezza sul Lavoro. Certificato DPO/RPD e Privacy Consultant accreditato ACCREDIA, è socio Federprivacy e vanta oltre 10.000 ore di formazione erogata.